Sentiero 574 cod. percorso ETOS5740000

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Trucco di Brione (m. 360) – Monte Musinè (m. 1150 – dorsale nord-est)

Mappa

  • Dislivello salita m 790
  • Lunghezza km 3,6
  • Tempo di percorrenza 2 h 40′
  • Difficoltà E

Descrizione percorso

Raggiunto il piccolo piazzale alla fine della strada che conduce alla Borgata Trucco di Brione, lasciamo l’auto e seguitiamo sul sentiero che attraversa una zona prativa per inoltrarsi nel bosco misto. Saliamo fiancheggiando i nove piloni votivi che costituiscono una “via crucis”. Oltrepassato il primo pilone, che lasciamo sulla destra, si entra in una piccola pineta e subito s’incontra un secondo pilone. Continuiamo a salire sotto ad un bosco misto sino al sesto pilone, da qui si apre il panorama su Brione e verso Givoletto con sullo sfondo le cime delle Valli di Lanzo. Giungiamo agli ultimi tre piloni ravvicinati che sono posti sopra ad un colle da dove la vista spazia su tutta Val della Torre: di fronte abbiamo il Colle Portia (m 1328), a destra il Monte Rosselli (m 1200) ed il Mon Baron (m 818), a sinistra il Mon Curt (m 1325) e, oltre i monti che cingono Val della Torre si staglia il Monte Civrari (m 2302). Questo è ciò che vediamo volgendo lo sguardo alla nostra destra; mentre alla nostra sinistra si stende la piana torinese e, in lontananza, si eleva la collina con Superga in evidenza. Continuiamo a salire seguendo la cresta e godendo il panorama sino alla cappella della Sacra Famiglia sul Mon Calvo (m 550). Di qui un sentiero a sinistra ci riporta a valle, mentre noi, seguendo la segnaletica bianco / rossa, scendiamo a destra verso ovest su un secondo ampio colle che sovrasta la cava di magnesite di Caselette. Se alziamo lo sguardo, in lontananza vediamo Rivoli con il suo castello e sotto di noi la periferia di Caselette.

Attraversato longitudinalmente il colle, il sentiero riprendere a salire il crinale nord-est del Musinè. Il sentiero sale ripido verso una pietraia ormai colonizzata dalla vegetazione. Rientriamo in un bosco di roverella e, al suo diradarsi, di fronte compare la grande croce del Musinè. In breve si raggiunge uno spiazzo, utilizzato per la costruzione del traliccio 73 della linea ad alta tensione, che ci sta di fronte. Oltrepassiamo spiazzo e traliccio, seguiamo il sentiero che dolcemente scende in un bosco di roverella, e ci troviamo al Pian d’la Fèja (m 950). Proseguiamo diritto sino al Pian d’la Sisterna (m 1080) e quindi alla vetta del Musinè (m 1150) che dista ormai pochi metri.

Elementi ambientali

Copiosa la fioritura a maggio della rosa canina (Rosa canina) che con i suoi cespugli costeggia il sentiero soprattutto nella parte iniziale.

Oltrepassato il bosco misto (con prevalenza di roverella) si possono notare alcuni larici (Larix decidua). Sulle pendici del Mon Calvo cresce la Daphne cneorum, piccola pianta sempreverde protetta dai fiori profumatissimi.

Oltre il Mon Calvo s’incontrano numerose roverelle (Quercus pubescens) e, nel sottobosco fioriscono campanule e garofani selvatici (Dianthus silvestris). Usciti dalla vegetazione, non è raro veder volare in primavera neurotteri della famiglia Ascalaphidae (Ascalaphus libelluloides) e numerose specie di lepidotteri tra cui: Iphiclides podalirius, Papilio macaon, Clossiana euphrosyne, Erebia ligea, Hipparchia fagi, Hipparchia dryas e la più rara Maculinea teleius.

La fioritura primaverile è rigogliosa e, tra le margherite (Leucanthemum vulgare) e gli altri fiori, sono numerosi i coleotteri che volano con il loro tipico ronzio. Si possono notare scarabeidi floricoli come la Cetonia aurata e il Trichius fasciatus, crisomelidi come la Timarcha tenebricosa e diversi cerambicidi.

Salendo, tra le roverelle compare il castagno (Castanea sativa)e, nel sottobosco, le felci si mischiano alle graminacee. Tra gli alberi spunta qualche raro maggiociondolo (Laburnum anagyroides) che, in primavera, forma vistose macchie gialle con la sua fioritura.

Tra le rocce cresce il semprevivo (Sempervivum arachnoideum) e ai lati del sentiero prosperano numerose euforbie.

Tra la vegetazione, con un po’ d’attenzione, è facile scorgere qualche ramarro che con il suo frusciare, spesso, fa sobbalzare l’escursionista.

La parte alta del tragitto è caratterizzata dalla predominante presenza della roverella (Quercus pubescens) tra cui si nota qualche betulla (Brtula sp.) soprattutto sul vesrsante di Val della Torre, e, nel sottobosco, cespugli di rosa canina (Rosa canina) e qualche asfodelo montano (Asphodelus albus).

Proseguendo incontriamo qualche raro faggio (Fagus selvatica) e, nel sottobosco, numerosi rovi (Rubus fruticosus). Ad un tratto fanno la loro comparsa i larici (Larix decidua) e, salendo, i noccioli (Corylus avellana) nonché cespugli di ginepro (Juniperus communis ssp. nana). Copiosa, verso la parte di altitudine più elevata, la presenza del sorbo montano (Sorbus aria), mentre più discreta è la diffusione del pino.

Elementi storici

La borgata da cui ha inizio l’escursione è posta su un’altura limitrofa a Brione. Il toponimo locale Truch du Mòru, peraltro poco usato, si riferisce al fatto che anticamente pare che in quella zona vivessero persone di colore.

In questa borgata, nel 1870, per sciogliere un voto fatto in seguito ad una tremenda epidemia di colera che falcidiò la popolazione, fu costruita la cappella di San Rocco.

La Via Crucis che incontriamo salendo al Mon Calvo (m 550), è una fervida testimonianza della fede popolare radicata nella cultura della zona. Su alcuni piloni si possono leggere i nomi delle famiglie che li hanno edificati e che li curano, così sul quarto pilone possiamo leggere “Famiglia Tuberga Luigi”, sul sesto “Famiglia Tabone Secondo” e sul settimo “Tuberga Tersillo”.

Al termine della Via Crucis sorge la cappella della Sacra Famiglia, sul Mon Calvo, eretta nel 1909, da come si può leggere sul portale d’ingresso.

Sulla vetta del Monte Musinè è collocata la nota grande croce. Per la ricorrenza giubilare del 1900, Papa Leone XIII caldeggiò la costruzione di monumenti sulle vette alpine dedicati al Cristo Redentore. Fu proprio in quell’anno che la grande croce sulla vetta del Monte Musinè venne eretta per volere di Don Pautasso (Parroco di Caselette), su progetto dell’ingegner Accati e costruita dall’impresa dei fratelli Visetti.

L’opera sarebbe dovuta sorgere sul confine tra i Comuni il cui territorio termina sulla punta del monte ma, per motivi vuoi campanilistici vuoi tecnici, si trova, per la sua interezza, nel Comune di Caselette.

I lavori ebbero inizio nella primavera del 1900 ed i Comuni che concorsero alla realizzazione del monumento furono: Caselette, Val della Torre, Rivoli, Milanere e Almese. I problemi affrontati dal cantiere furono numerosi tra cui il trasporto dei materiali, la costruzione dei ponteggi e l’approvvigionamento idrico. Quest’ultimo fu risolto con la realizzazione della cisterna che attualmente dà il nome al piano su cui è collocata (Pian d’la Sisterna m 1080).

La croce consta di un basamento quadrato di m 4 di lato alto m 3.20. Sopra di esso un tronco di piramide alto m 1.80 raccorda la base della croce al basamento medesimo.

La croce vera e propria ha una sezione quadrata di m 1.50 di lato con un’altezza pari a m 10. Le braccia misurano ognuna m 1.75 e sono anch’esse quadrate con sezione di m 1.50. La struttura, in calcestruzzo armato in ferro, è cava da m 9,50 dal suolo sino alla sommità ciò per conferire maggiore stabilità al manufatto.

L’altezza totale della croce risulta essere di m 15.

Un primo intervento di restauro venne compiuto nel 1974 dall’impresa Fusetti di Collegno, poi, nel 1990, la croce fu nuovamente ristrutturata dagli Alpini dell’A.N.A. della 5a zona di Torino che magistralmente seppero cancellare le lacerazioni del tempo da un grandioso monumento della fede.

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