Sentiero 009 cod. percorso ETON0090000

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Sentiero 009

Bivio con 001A (pressi chiesa San Donato) – Bivio con 010A (pressi Monte Baron)

  • Dislivello salita m 220
  • Dislivello discesa m 10
  • Lunghezza km 3
  • Tempo di percorrenza 1 h
  • Difficoltà E

Descrizione percorso

Giungendo alla chiesa parrocchiale di San Donato si sale a sinistra sul sentiero 001A seguendo l’indicazione di un cartello segnaletico per il Mon Baron. Dopo un breve tratto di asfalto, che attraversa alcune abitazioni, la strada diventa sterrata ed al suo termine inizia il percorso 009.

Si svolta a destra seguendo il sentiero, ci si inoltra in una pineta, e si guada il Rio della Chiesa. Al termine della pineta il panorama si apre sulla pianura torinese. Di fronte abbiamo il Mon Calvo (m 550) che, con la sua piccola mole, sembra quasi essere un avamposto del Musinè; mentre alle spalle ci troviamo il Mon Curt (m 1325). Il sentiero continua a mezzacosta ed è praticamente in piano, ciò ci permette di continuare ad ammirare il fondovalle. Vediamo Brione e il lago di Caselette; mentre più in su appaiono Superga, con tutto l’arco collinare, ed il Castello di Rivoli. Oltrepassato un elettrodotto, il sentiero riprende a salire dolcemente ed incrocia un altro sentiero proveniente da Givoletto. Il percorso sulle pendici del Mon Baron ruota la nostra posizione rispetto all’asse vallivo, ed ora il Monte Musinè si trova alle nostre spalle e sotto di noi si apre la valle del Comune di Givoletto. In lontananza possiamo ammirare le cime più elevate delle Valli di Lanzo, poi, poco oltre appare il Monte Lera (m 1371) con, sulle sue pendici, la cappella della Madonna della Neve (m 1211). Si prosegue ed in breve si raggiungono dei cartelli segnaletici in legno dove il percorso termina al bivio con 010A. Il percorso è molto panoramico su Val della Torre e la pianura di Torino.

Elementi ambientali

Questo tracciato si svolge in una zona che è stata teatro di incendi. L’antica pineta, realizzata con rimboschimenti effettuati negli anni venti, è andata praticamente distrutta. Nonostante ciò la vegetazione è in fase di sensibile ripresa e si presenta alquanto folta. Vi sono molti giovani pini che stanno colonizzando le aree diradate dagli incendi e, purtroppo presentano già alcuni nidi di processionaria.

Lungo il sentiero sono presenti numerosi cespugli di rovo (Rubus fruticosus) che possono, di quando in quando, interferire con il passaggio senza però creare alcun problema, basta un bastone per rimuovere l’ostacolo senza graffiarsi e proseguire tranquillamente.

In alto è possibile, con un po’ di fortuna, veder volare la poiana che, con il suo veleggiare, dipinge spirali nell’azzurro del cielo valtorrese. Comune nella zona è la volpe (Vulpes vulpes) che spesso si avvicina alle abitazioni in cerca di cibo.

Il substrato roccioso è quello tipico della valle. Le rocce ruvide su cui posiamo gli scarponi sono riconducibili a peridotiti altamente metamorfosate.

Elementi storici

Poco prima dell’inizio del tracciato è sita la chiesa parrocchiale di San Donato, costruita in stile barocco, la cui facciata è stata restaurata nel 2011.

Sul guado del Rio della Chiesa è possibile notare la presenza, a monte e a valle del sentiero, di due briglie di contenimento in pietra atte a preservare l’integrità del sentiero stesso.

Il percorso descritto consente un comodo collegamento con il Comune di Givoletto ed era un tempo usato proprio per questo scopo.

L’avvio dell’escursione è sito a poche centinaia di metri dalla chiesa parrocchiale di San Donato. La storia di questa bella chiesa è antica. Non abbiamo ragguagli certi sull’esistenza di un tempio pagano nello stesso sito, come vorrebbe la tradizione popolare, e neppure per accreditare la presenza di un monastero fondato dalla Contessa Adelaide di Susa (ipotesi formulate dal Casalis e dal Prevosto Brero). E’ altresì probabile che il culto di San Donato (Vescovo di Arezzo) ebbe inizio in Val della Torre sin dall’epoca longobarda (569 – 773). In quel periodo si stabilirono nella nostra vallata alcuni importanti personaggi toscani che, presumibilmente, portarono con sé la devozione per il Santo.

Le notizie certe riguardanti la Parrocchiale iniziano nel 1118 quando, da un elenco dei possedimenti dell’abbazia di San Solutore in Torino, San Donato risulta soggetto di privilegi onerosi (gius patronato) verso la citata abbazia. Sin dal 1236 si ha notizia della presenza in Val della Torre di un sacerdote svolgente funzioni di parroco. Pare che tra i primi sacerdoti a ricoprire quest’incarico, se non proprio il primo plebano (così veniva denominato allora), fosse un certo Amedeo.

Da una relazione del 1584, redatta in seguito alla visita del Delegato Apostolico Monsignor Peruzzi, apprendiamo che la chiesa era assai povera e malandata. Il Santissimo Sacramento era conservato in una custodia di stagno e riposto in un tabernacolo in legno mentre il fonte battesimale in marmo era mal collocato nel mezzo della chiesa. Un’usanza singolare era praticata in quegli anni nel periodo pasquale; dopo l’Eucarestia veniva distribuito ai fedeli un po’ di vino in un vaso vitreo.

Nel 1910, durante alcuni la lavori di restauro della facciata, vennero alla luce parte delle fondamenta dell’antica chiesa. Da una sommaria ricognizione, si appurò che l’edificio dovesse essere orientato verso il santuario della Madonna della Bassa e si estendesse tra il campanile e l’attuale cimitero ricoprendo un’area di circa 200 m2. Quest’antica costruzione fu soggetta ad interventi di ristrutturazione, eseguiti dal Comune nel 1619 e nel 1625, che consentirono alla struttura di superare ancora una cinquantina d’anni. Nel 1687 si dovette iniziare la costruzione di una nuova chiesa. I lavori, che durarono ben 35 anni, si svolsero in due riprese: per prima la parte che dal coro decorre sino alle porte laterali e quindi, in un secondo tempo, la parte inferiore, comprensiva della facciata, sul luogo dove sorgeva l’antico edificio. La consacrazione della chiesa avvenne l’11 agosto 1752 da parte del Monsignor Rotario, Arcivescovo di Torino.

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